Sesto Fiorentino

Sesto Fiorentino: Stefan, i sindacati e le lavoratrici “l’azienda non rispetta gli accordi”

stefan3SESTO FIORENTINO – Ha dell’incredibile la vicenda Stefan: alle lavoratrici non arriverà alcun saldo di settembre. Dopo il presidio davanti al Tribunale di Prato del 24 gennaio, ancora una volta non sono stati rispettati gli impegni presi. E’ quanto evidenziano i sindacati e i lavoratori, l’azienda, si legge in una nota sindacale, ha cambiato ancora una volta quanto annunciato precedentemente ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali. “L’unico comportamento costante che ha avuto l’azienda da quando è entrata in crisi – prosegue la nota – è stato quello di non mantenere quanto concordato o sottoscritto con le organizzazioni sindacali o addirittura davanti al Ministero del lavoro”. Di fatto i lavoratori non ricevono lo stipendio, ci sono circa 400 lavoratrici di questa azienda con situazioni diverse e articolate: c’è chi ha scelto di chiudere il rapporto di lavoro e aspetta ancora invano che gli siano pagate mensilità arretrate e competenze di fine rapporto; ci sono lavoratrici di negozi ceduti che aspettano le mensilità arretrate. La situazione non è diversa per le lavoratrici dei negozi chiusi collocate in ferie, ma che per ora non hanno ricevuto, da quanto dichiarato dall’azienda nessuna mensilità arretrata. Ci sono altre persone che lavorano ma che non avranno il saldo di settembre, ma il pagamento di dicembre, perché come affermato dal proprietario “il saldo di settembre  e le mensilità di ottobre e novembre verranno date dall’Inps”. E poi ci sono le maternità, si legge nella nota, che “aspettano invano l’assegno dell’Inps”.
“La costanza di Stefan – prosegue la nota – è quella di lasciare nella disperazione tante e tante donne che non sanno più come andare avanti, tante non ricevono un euro da 6 mesi e non sanno più come fare con le bollette, con i mutui le rate”. Le lavoratrici hanno scritto al Tribunale descrivendo questa situazione e hanno chiesto di vigilare sull’operato dell’azienda  affinché non siano i lavoratori a pagare per tutti.

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